Archivio mensile:Dicembre 2017

Bags Free presenta: la chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio

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La chiesa paleocristiana di Santo Stefano Rotondo al Celio, dedicata al diacono e primo martire Santo Stefano (il racconto è nella Bibbia, nel libro degli Atti degli Apostoli, ai capitoli 6 e 7), è situata sul colle Celio, uno dei più alti tra i sette leggendari colli di Roma.

L’architettura

Il nome “Rotondo” deriva dalla forma architettonica dell’edificio, costruito con tre cerchi concentrici.

Bags Free presenta: la chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio

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La soluzione architettonica della chiesa, con i suoi tre cerchi concentrici e la forma a croce greca, la fa assomigliare alla basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Proprio considerando la forma così particolare della chiesa, già nel X secolo si era pensato che essa in origine fosse il tempio della divinità pagana Faunus o dell’imperatore Claudio, e che nei primi tempi della cristianità fosse stata dedicata al primo martire, analogamente al più conosciuto, e anch’esso rotondo, Pantheon.

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La storia

Dall’antichità al Medioevo

Secondo la testimonianza del Liber Pontificalis, la basilica fu costruita su ordine di papa Simplicio (468-483). La costruzione antica era ornata con mosaici e marmo. Purtroppo le decorazioni originali sono andate completamente perdute. San Gregorio Magno (papa dal 590 al 604) vi tenne alcune prediche. Nel VII secolo le ossa dei santi martiri romani Primo e Feliciano furono traslate nella chiesa dalle catacombe di via Nomentana. Nell’anello esterno della chiesa fu eretta per i due martiri una splendida cappella, che nel Medioevo era un luogo importante per i pellegrini. Nell’alto Medioevo la chiesa – che era parzialmente in rovina – fu ampiamente ristrutturata e architettonicamente modificata.

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Rinascimento

Nella vita della basilica fu di importanza basilare papa Nicola V (1447-1455), che dopo l’esilio di Avignone lavorò per ristabilire la gloria e la bellezza della città di Roma. Sono di questo periodo gli elementi rinascimentali dell’edificio: il portone d’ingresso e la recinzione ottagona centrale. La cura della chiesa fu affidata all’ordine paolino ungherese, grazie al confessore romano e procuratore dell’ordine paolino, Kapusi Bálint, che era in buoni rapporti con il pontefice.

Gestita fino al 1580 dai paolini ungheresi, la chiesa da allora appartiene al Pontificio Collegio Germanico-Ungarico.

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Vedi il sito Web ufficiale

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The Advent symbols: the Calendar and the Crown, according to tradition, explained by Bags Free

The Advent symbols: the Calendar and the Crown, according to tradition, explained by Bags Free

Advent is the period of four Sundays and the weeks before Christmas.
Advent means ‘come’ in Latin. This is the coming of Jesus in the world.
Christians use the four Sundays of Advent and weeks to prepare and remember the true meaning of Christmas.

There are three meanings of ‘coming’ for Christians to describe in Advent. The first, and most thought, which occurred about 2000 years ago when Jesus came into the world as a child to live as a man and die for us. The second can happen now as Jesus wants to come into our lives now. And the third will happen in the future when Jesus comes back to the world as King and Judge, not a child.

There are several ways that Advent is remembered, but the most common is with a calendar or the crown of candles.

The Advent Calendar

There are many types of calendars used in different countries. The most common are made of paper or paper with 25 small windows. A window is open every day in December and a Christmas photo, scenes of the Christmas story and other Christmas images appears below.

The Advent symbols: the Calendar and the Crown, according to tradition, explained by Bags Free

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The Advent Crowns

The Advent Crowns are used in Churches and in people’s homes. The crown is often made up of a wreath of greenery and has four candles round the outside and one in the middle or in a separate place.

The Advent Candles

One candle is lit on the first Sunday of Advent, two are lit on the second Sunday and so on. Each candle has a different meaning in Christianity. Different churches have given them different meanings, but the most diffuse is the following:

The first represents Isaiah and other prophets in the Bible that predicted the coming of Jesus.
The second represents the Bible.
The third represents Mary, the mother of Jesus.
The fourth represents John the Baptist, Jesus’ cousin, who told the people in Israel to get ready for Jesus’ teaching.
The middle or separate candle is lit on Christmas Day and represents Jesus, the light of the world. In Germany this fifth candle (white) is known as the ‘Heiligabend’ and is lit on Christmas Eve.

1avventoThe Advent symbols: the Calendar and the Crown, according to tradition, explained by Bags Free

The Advent symbols: the Calendar and the Crown, according to tradition, explained by Bags Free

In many churches, the colour purple is used to signify the season of Advent. On the third Sunday, representing Mary, the colour is sometimes changes to pink or rose.

 

6 dicembre, Bags Free vi racconta di Nicola di Myra, da testimone di Dio al consumismo, passando per Bari

6 dicembre, Bags Free vi racconta di Nicola di Myra, da testimone di Dio al consumismo, passando per Bari

Chi era?

Le chiese cristiane cattoliche,ortodosse e luterana oggi, 6 dicembre, fanno memoria della figura del presbitero e poi vescovo di Myra, Nicola, vissuto tra il 260 ed il 343 dopo Cristo.

La storia che lo riguarda lo racconta come originario da famiglia ricca (e quindi benefattore, da qui la tradizione che lo lega alla distribuzione dei doni come San Nicola o Santa Klaus) e come un grande difensore della Verità della fede su Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, tra i più accaniti avversari dell’eretico Ario (sosteneva che il Figlio era inferiore al Padre, non-consustanziale) al concilio di Nicea del 325.

La tradizione iconografica lo riproduce generalmente come un vescovo, con la mitria ed il pastorale, con il Libro della Parola di Dio tra le mani, talvolta con tre sacchetti di monete o tre mele d’oro simbolo della sua generosità (secondo le diverse leggende verso le fanciulle che cercano marito o verso dei bambini che avrebbe salvato).

Negli affreschi dell’Abbazia di Novalesa (XI secolo), tra i primi conosciuti in occidente che lo raffigurano, porta il pastorale e indossa una casula blu e una raffinata stola a motivi geometrici.

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Il rosso e la barba bianca?

L’uso del rosso e della barba bianca nelle sue più recenti rappresentazioni?

Deriva da una poesia, di autore tuttora incerto, A Visit from St. Nicholas (“Una visita di San Nicola“), comunemente nota – dal suo incipit – anche come Twas the Night Before Christmas (“Era la notte prima di Natale“) o come The Night Before Christmas (“La notte prima di Natale“), che è una celebre poesia natalizia statunitense, pubblicata per la prima volta nel 1823.

Riprendo da Wikipedia:

Il testo descrive una Vigilia di Natale in una casa degli Stati Uniti, con i bambini a letto che hanno lasciato le calze appese in attesa dei regali da parte di San Nicola/Santa Claus.
Nel testo, San Nicola/Santa Claus viene descritto con una barba bianca, le guance rosse, il naso color ciliegia e vestito con una pelliccia.
Il “santo” (ormai abbondantemente secolarizzato) giunge nella casa a bordo di una slitta e scende dal camino con un grande sacco in spalla.
Nella poesia vengono poi citati anche i nomi delle renne di Babbo Natale (che per la prima volta compaiono nel numero di otto), ovvero: Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donder e Blitzen.
Il portatore di doni infine se ne va pronunciando le parole “Buon Natale a tutti e a tutti buona notte!”

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Per il Natale del 1862 l’illustratore Thomas Nast raffigurò, sulla rivista statunitense “Harper’s Weekly”, Santa Klaus, divenuto ormai “Babbo Natale” con giacca rossa, barba bianca e stivali. Da lì in poi la pubblicità si sbizzarrì in ogni modo e molti bambini neppure sanno da cosa derivi la figura che tradizionalmente porta loro i regali a Natale.

E la Coca Cola?

Molti legano Santa Klaus/Babbo Natale al marchio della Coca Cola.  Tuttavia, secondo Wikipedia, la Coca-Cola non fu la prima ad usare la figura moderna di Babbo Natale nelle sue pubblicità; venne preceduta in questo dalla White Rock Beverages, per la vendita di acqua minerale nel 1915 e per la vendita di ginger ale nel 1923. Ancor prima di queste pubblicità, la figura di Babbo Natale apparve vestita di rosso e bianco in alcune copertine del periodico umoristico statunitense Puck, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, nonché nelle illustrazioni di raccolte di canzoni natalizie. Possiamo inoltre trovare un Babbo Natale vestito di rosso in una cartolina russa dei primi del ‘900.

Si, ma Bari?

Un’ultima notazione, per chi si chiedesse cosa c’entra con Bari!

Baresi e veneziani si recarono a recuperare le sue presunte spoglie, le spoglie del Vescovo Nicola ovviamente, (non certo quelle del pasciuto Babba Natale, sopravvissuto non si sa come a miliardi di calate nei camini di tutto il mondo!) quando la sua città natale, Myra, cadde in mano musulmana (all’inizio dell’XI secolo, al tempo della I Crociata). Litigarono per anni, secoli anzi, Bari e Venezia, su quali fossero le spoglie autentiche. Finchè due successive ricognizioni scientifiche nel XX secolo stabilirono che le ossa conservate da entrambe le città erano appartenenti alla stessa persona.

Chi di reliquia ferisce, di reliquia perisce

Come dire… chi di reliquia ferisce, di reliquia perisce. Peccato che venerare delle reliquie non sia di alcune utilità per nessuno. Nicola di Myra venerava solo e soltanto la Verità di Dio e della Sua Parola (e questo sono chiamati a fare i cristiani) e con i suoi atti di generosità rimandava alla bonta ed alla misericordia di Dio verso chi è più piccolo o meno fortunato (e di questo dobbiamo essere testimoni anche noi; come imparano i bambini quando crescono, sono le persone che li amano i veri “Babbi e mamme Natale” delle loro vite).