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6 dicembre, Bags Free vi racconta di Nicola di Myra, da testimone di Dio al consumismo, passando per Bari

6 dicembre, Bags Free vi racconta di Nicola di Myra, da testimone di Dio al consumismo, passando per Bari

Chi era?

Le chiese cristiane cattoliche,ortodosse e luterana oggi, 6 dicembre, fanno memoria della figura del presbitero e poi vescovo di Myra, Nicola, vissuto tra il 260 ed il 343 dopo Cristo.

La storia che lo riguarda lo racconta come originario da famiglia ricca (e quindi benefattore, da qui la tradizione che lo lega alla distribuzione dei doni come San Nicola o Santa Klaus) e come un grande difensore della Verità della fede su Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, tra i più accaniti avversari dell’eretico Ario (sosteneva che il Figlio era inferiore al Padre, non-consustanziale) al concilio di Nicea del 325.

La tradizione iconografica lo riproduce generalmente come un vescovo, con la mitria ed il pastorale, con il Libro della Parola di Dio tra le mani, talvolta con tre sacchetti di monete o tre mele d’oro simbolo della sua generosità (secondo le diverse leggende verso le fanciulle che cercano marito o verso dei bambini che avrebbe salvato).

Negli affreschi dell’Abbazia di Novalesa (XI secolo), tra i primi conosciuti in occidente che lo raffigurano, porta il pastorale e indossa una casula blu e una raffinata stola a motivi geometrici.

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Il rosso e la barba bianca?

L’uso del rosso e della barba bianca nelle sue più recenti rappresentazioni?

Deriva da una poesia, di autore tuttora incerto, A Visit from St. Nicholas (“Una visita di San Nicola“), comunemente nota – dal suo incipit – anche come Twas the Night Before Christmas (“Era la notte prima di Natale“) o come The Night Before Christmas (“La notte prima di Natale“), che è una celebre poesia natalizia statunitense, pubblicata per la prima volta nel 1823.

Riprendo da Wikipedia:

Il testo descrive una Vigilia di Natale in una casa degli Stati Uniti, con i bambini a letto che hanno lasciato le calze appese in attesa dei regali da parte di San Nicola/Santa Claus.
Nel testo, San Nicola/Santa Claus viene descritto con una barba bianca, le guance rosse, il naso color ciliegia e vestito con una pelliccia.
Il “santo” (ormai abbondantemente secolarizzato) giunge nella casa a bordo di una slitta e scende dal camino con un grande sacco in spalla.
Nella poesia vengono poi citati anche i nomi delle renne di Babbo Natale (che per la prima volta compaiono nel numero di otto), ovvero: Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donder e Blitzen.
Il portatore di doni infine se ne va pronunciando le parole “Buon Natale a tutti e a tutti buona notte!”

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Per il Natale del 1862 l’illustratore Thomas Nast raffigurò, sulla rivista statunitense “Harper’s Weekly”, Santa Klaus, divenuto ormai “Babbo Natale” con giacca rossa, barba bianca e stivali. Da lì in poi la pubblicità si sbizzarrì in ogni modo e molti bambini neppure sanno da cosa derivi la figura che tradizionalmente porta loro i regali a Natale.

E la Coca Cola?

Molti legano Santa Klaus/Babbo Natale al marchio della Coca Cola.  Tuttavia, secondo Wikipedia, la Coca-Cola non fu la prima ad usare la figura moderna di Babbo Natale nelle sue pubblicità; venne preceduta in questo dalla White Rock Beverages, per la vendita di acqua minerale nel 1915 e per la vendita di ginger ale nel 1923. Ancor prima di queste pubblicità, la figura di Babbo Natale apparve vestita di rosso e bianco in alcune copertine del periodico umoristico statunitense Puck, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, nonché nelle illustrazioni di raccolte di canzoni natalizie. Possiamo inoltre trovare un Babbo Natale vestito di rosso in una cartolina russa dei primi del ‘900.

Si, ma Bari?

Un’ultima notazione, per chi si chiedesse cosa c’entra con Bari!

Baresi e veneziani si recarono a recuperare le sue presunte spoglie, le spoglie del Vescovo Nicola ovviamente, (non certo quelle del pasciuto Babba Natale, sopravvissuto non si sa come a miliardi di calate nei camini di tutto il mondo!) quando la sua città natale, Myra, cadde in mano musulmana (all’inizio dell’XI secolo, al tempo della I Crociata). Litigarono per anni, secoli anzi, Bari e Venezia, su quali fossero le spoglie autentiche. Finchè due successive ricognizioni scientifiche nel XX secolo stabilirono che le ossa conservate da entrambe le città erano appartenenti alla stessa persona.

Chi di reliquia ferisce, di reliquia perisce

Come dire… chi di reliquia ferisce, di reliquia perisce. Peccato che venerare delle reliquie non sia di alcune utilità per nessuno. Nicola di Myra venerava solo e soltanto la Verità di Dio e della Sua Parola (e questo sono chiamati a fare i cristiani) e con i suoi atti di generosità rimandava alla bonta ed alla misericordia di Dio verso chi è più piccolo o meno fortunato (e di questo dobbiamo essere testimoni anche noi; come imparano i bambini quando crescono, sono le persone che li amano i veri “Babbi e mamme Natale” delle loro vite).

Giovedì? Bags Free dice: Gnocchi!

Giovedì? Bags Free dice: Gnocchi!

Non solo Bags Free in verità, ma tutta Roma. Gli gnocchi sono un piatto della cucina cosidetta “povera” semplice, proprio non solo della cultura romana, ma, con mille possibili varianti, in tutto il mondo gastronomico italiano.

Però a Roma li si mangia di preferenza il giovedì, addirittura esiste un proverbio che dice “Giovedì gnocchi, venerdì pesce, sabato trippa”, un detto che per tante massaie e casalinghe romane era una sorta di comandamento cui non si poteva derogare.

Perchè questo proverbio, diffuso soprattutto nel periodo del post seconda guerra mondiale? Con ogni probabilità si legava alla tradizione cristiana e cattolica che prevedeva il venerdì come giorno in cui si mangiava di magro (quindi pesce, a Roma soprattutto il baccalà e legumi, nella Capitale al primo posto i ceci).

Il giovedì quindi ci si “appesantiva”, diciamo così con un piatto che sazia, che riempie, come gli gnocchi di patate conditi con il ragù di carne macinata (che sarebbe proibita il giorno dopo), magari impreziositi da una bella foglia di basilico ed imbiancati da una spolverata di formaggio.

Il sabato però perchè la trippa? Secondo molti perchè i macellai il sabato preparavano le carne più pregiate per chi poteva permettersele. Così ai meno abbienti restavano le frattaglie, e la trippa è una di queste, saporita e molto nutriente.

Ma oggi è giovedì… e allora: Gnocchi!!!

Alla scoperta di Roma con Bags Free: gli Idrocronometri!

Alla scoperta di Roma con Bags Free: gli Idrocronometri!

Anzitutto spieghiamo: cos’è un idrocronometro?
L’idrocronometro è un orologio che utilizza l’acqua come fonte di energia per attivare il meccanismo che marca il tempo.

Il più famoso idrocronometro di Roma è meglio conosciuto come l’orologio ad acqua del Pincio.

Orologio ad acqua del Pincio - foto Mattes

Orologio ad acqua del Pincio – foto Mattes

Fu progettato da uno scienziato, Padre Giovanni Battista Embriaco, sacerdote appartenente all’Ordine dei Frati Predicatori (meglio conosciuti come Domenicani) che nel 1867 presentò due prototipi di orologi ad acqua all’Esposizione Universale di Parigi. Uno dei due prototipi sarebbe diventato la base dell’opera che oggi possiamo ammirare nei giardini del Pincio.

La cura della parte estetica  e dell’impianto idrico è opera invece di un altro scienziato, Gioacchino Ersoch.

Il tutto giunse a compimento nel 1873, quando l’orologio venne installato in una torretta di ghisa, al centro di un laghetto. I quattro quadranti dell’orologio richiamano la sezione trasversale di un albero e le lancette sono sagomate in forma vegetale. Il tutto allo scopo di una migliore integrazione nel verde circostante.

L’orologio del Pincio è l’unico idrocronometro presente in un giardino pubblico. Per vederne un altro a Roma, occorre trovare aperto il cancello di Palazzo Berardi, un edificio di via del Gesù, nel centro di Roma.

Anche questo idrocronometro è opera del Padre Embriaco.

Orologio ad acqua di Palazzo Berardi - Foto Lalupa

Orologio ad acqua di Palazzo Berardi – Foto Lalupa

Piazza Navona 2017. Ci sarà il mercato di Natale?

Piazza Navona 2017. Ci sarà il mercato di Natale?

Una volta a Piazza Navona si svolgeva il mercato rionale. Quello tradizionale, con frutta, verdura, pesce… Quando, nella seconda metà  dell’Ottocento, questo venne trasferito a Piazza Campo de’Fiori, dove tuttora si trova, piazza Navona divenne la sede di un caratteristico mercato natalizio.

Per chi scrive, bambino negli anni sessanta e settanta, questo era un’appuntamento da non perdere! Per comprare delle statuine nuove per il presepe, mangiare le caldarroste, fare la foto con Babbo Natale o la Befana e magari, chissà, guadagnarci un regaluccio extra, o un po’ di zucchero filato.

Col passare degli anni, il mercato perse progressivamente di smalto, bisogna ammetterlo. Si aggiunsero banchi che con il Natale c’entravano poco o nulla, ambulanti che vendevano abbigliamento, prodotti alimentari poco attinenti allo specifico della festa, giocattoli che lasciavano i genitori molto ma molto perplessi…

Così ad un certo punto, anche per motivi assai meno nobili di quelli sopracitati, si decise di cambiare, di “darci un taglio”. Ma il risultato è stato quello che, dopo tanti anni di agonia, lo scorso anno, 2016, il mercato praticamente non ci fu…

Quest’anno la nuova amministrazione comunale di cui Roma si è dotata, ha promesso che le cose cambieranno. Che Piazza Navona tornerà al fascino dell’antico. Dell’artigianato a tema, delle specialità tradizionali…

Staremo a vedere. Di solito il mercato apre ad inizio dicembre, nei giorni della solennità dell’Immacolata Concezione… Speriamo bene, che una tradizione così bella, cui noi romani, di Bags Free e non, siamo affezionati, torni a farci sorridere, meravigliare, fare ohhhh…

Festa di Padre Pio 2017

Festa di Padre Pio 2017

La festa di Padre Pio, edizione 2017, si tiene come ogni anno a Roma, nella chiesa di San Salvatore in Lauro (tra Piazza Navona e Castel Sant’Angelo, nei pressi di Via dei Coronari) con molte iniziative distribuite nei giorni che vanno dal 13 al 23 settembre (memoria liturgica del Santo) e la Domenica 24 settembre (Messa festiva di Ringraziamento presieduta dal nuovo Vicario del Papa per la città di Roma, Mons. Angelo De Donatis).

Sconto del 10% sui nostri servizi a chi prenoterà o si presenterà al deposito mostrandoci di essere venuto per questa occasione.

Festa di Padre Pio 2017

Festa di Padre Pio 2017

Pietro, Paolo e l’Infiorata

Pietro, Paolo e l’Infiorata

Il 29 Giugno, in occasione della festa dei Patroni Ss. Pietro e Paolo, Pro Loco Roma Capitale organizza la VII edizione dell’Infiorata Storica di Roma!
Una manifestazione storica, che riprende i fasti delle antiche feste barocche e riporta a Roma la tradizione delle Infiorate col loro tripudio di colori.

Le origini dell’Infiorata storica

Da sette anni grazie all’impegno di Pro Loco Roma e di maestri infioratori giunti da tutta Italia, rivive nella Capitale una tradizione a lungo dimenticata.
La prima Infiorata Storica venne realizzata in occasione della festa patronale nel lontano 1625, per opera del responsabile della Floreria Vaticana Benedetto Drei e di suo figlio Pietro. Era il pontificato di Papa Urbano VII e piazza San Pietro venne ammantata di “fiori fondati e minuzzati ad emulazione dell’opere del mosaico”, dedicati ai Ss. Pietro e Paolo. Morto Drei, a succedergli fu il grande Gian Lorenzo Bernini, principale artefice delle feste barocche, ed è in questo periodo che “quest’arte floreale da Roma si divulgò”, ai Castelli Romani, poi a Genzano e a Genazzano. La tradizione delle infiorate iniziò così a propagarsi a partire da Roma, ma proprio a Roma andò a scomparire già alla fine del XVII secolo.
Oggi la tradizione rivive nel luogo in cui è nata, restituendo alla città la maternità di un patrimonio culturale da preservare e di un’espressione artistica da tramandare.

(il post completo tratto dal sito di Pro Loco Roma lo potete leggere qui!)

Roma - Infiorata Storica

Roma – Infiorata Storica

From Caravaggio to Bernini. Masterpieces of the Italian Seicento from the Spanish Royal Collection

From Caravaggio to Bernini. Masterpieces of the Italian Seicento from the Spanish Royal Collection; Roma, Scuderie del Quirinale, April 14 – July, 30 2017

Through a remarkable selection of paintings and sculptures, the exhibition ‘From Caravaggio to Bernini. Masterpieces of the Italian Seicento from the Spanish Royal Collection’ reflects the close political links and cultural strategies established by the Spanish court and the Italian states over the course of the 17th century.

Curated by Gonzalo Redín Michaus

Link for Info and Ticket

 

Via Giustiniani, Roma, Lazio, Italia

Bags Free present Pasquino, the first “talking statue” of Rome

Pasquino or Pasquin (Latin: Pasquillus) is the name used by Romans since the early modern period to describe a battered Hellenistic-style statue dating to the third century BC, which was unearthed in the Parione district of Rome in the fifteenth century. It is located in a piazza of the same name on the southwest corner of the Palazzo Braschi (Museo di Roma); near the site where it was unearthed. The statue is known as the first of the talking statues of Rome, because of the tradition of attaching anonymous criticisms to its base.

Pasquino, the first "talking statue" of Rome

Pasquino, the first “talking statue” of Rome

The statue’s fame dates to the early sixteenth century, when Cardinal Oliviero Carafa draped the marble torso of the statue in a toga and decorated it with Latin epigrams on the occasion of Saint Mark’s Day.

Pasquino, the first "talking statue" of Rome

 

The Cardinal’s actions led to a custom of criticizing the pope or his government by the writing of satirical poems in broad Roman dialect—called “pasquinades” from the Italian “pasquinate”—and attaching them to the statue “Pasquino”.

Thus Pasquino became the first “talking statue” of Rome. He spoke out about the people’s dissatisfaction, denounced injustice, and assaulted misgovernment by members of the Church. From this tradition are derived the English-language terms pasquinade and pasquil, which refer to an anonymous lampoon in verse or prose.*

*testo ripreso da Wikipedia