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Il Palio della Madonna di Provenzano! Per la Francigena!

Da quest’anno come sapete Bags Free ha ampliato l’area di copertura del servizio lungo la Via Francigena. Oltre al Lazio sono servite tutte le tappe toscane, tra le quali quelle che passano a ridosso di Siena e del suo territorio. Aggiungete che da un po’ di tempo lavora assieme a noi un senese, che è come dire un contradaiolo.  Il che significa che è da un po’ che tra noi si parla del Palio! E ci si appassiona pure (questo post ne è testimonianza).

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Perchè il palio per i senesi è molto di più di una banale corsa di cavalli. Pensate che è dal 1200 che si ha notizie di corse di questo tipo a Siena, prima riservate ai nobili, poi una vera e propria gara tra le tante Contrade, ognuna rappresentante uno spicchio di città.

Le Contrade sono variate nella storia di numero, di nome, di dimensioni. Ora sono ridotte a 17, con dei confini stabiliti nel 1729 dal Bando di Violante di Baviera, all’epoca Governatrice della Città.

Il Palio come lo conosciamo oggi si fa partire dal 1644. Non è stato disputato solo nel periodo delle due guerre mondiali.

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Ogni Contrada è come un piccolo stato, retto da un Seggio con a capo il Priore e guidato nella “giostra” da un Capitano, coadiuvato da due o tre contradaioli detti “mangini”.

Possiede, entro il suo territorio, una Chiesa con annessa la sede ove viene custodito tutto il suo patrimonio: cimeli, drappelloni delle vittorie, costumi della Comparsa – quelli in uso e molti di antica data – bandiere, archivio e tutto quanto altro concerne la vita della Contrada stessa.

La vita “paliesca” moderna si concentra ormai su luoghi precisi, come l’oratorio, ossia il luogo più antico della Contrada, che funge da cappella per le cerimonie religiose sia della Contrada, sia dei suoi singoli membri, e la “Società di Contrada”, un circolo aperto quotidianamente e gestito dal volontariato contradaiolo.

Per la città sono disseminate le fontanine che portano segni araldici delle Contrade, e che vengono usate per il “battesimo contradaiolo”.

Ogni Contrada dispone inoltre di una sede storico-museale. Alla Contrada si appartiene tradizionalmente in diverse maniere. La più antica è lo ius soli, ossia la nascita entro i confini della Contrada. Si appartiene anche per ius sanguinis, per discendenza diretta da membri di una Contrada. Quando i genitori sono di due Contrade diverse, l’appartenenza contradaiola dei figli è attentamente negoziata, tenendo conto delle ascendenze e delle parentele da entrambe le parti e della rilevanza della Contrada nella vita di ognuno dei genitori. Un terzo criterio si basa su quale Contrada si sceglie di frequentare, dove si hanno i rapporti sociali più stretti e importanti, anche per chi viene da fuori città o fuori nazione.

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Non tutte e 17 le contrade corrono ad ogni Palio. Ad ogni Palio partecipano 10 contrade scelte a sorte e secondo un particolare regolamento che consente la costante rotazione delle partecipanti. Corrono di diritto le 7 contrade che non hanno corso il Palio corrispondente dell’anno precedente, e un mese prima del Palio (l’ultima domenica di maggio per quello di luglio, e la prima domenica dopo il Palio di luglio per quello di agosto) vengono estratte a sorte le 3 contrade mancanti. Vengono inoltre estratte le altre 7 contrade rimanenti, per stabilire l’ordine di sfilata nel corteo storico; esse parteciperanno di diritto al corrispondente Palio dell’anno successivo. In caso di Palio straordinario (previsto per eventi eccezionali, tipo l’Unità d’Italia o altro), avviene un sorteggio tra tutte le contrade per determinare le dieci partecipanti.

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Siamo ora nel tempo immediatamente precedente al primo dei due Palii delle contrade che si corrono a Siena nel corso dell’estate. Il primo è quello del 2 luglio (Palio della Madonna di Provenzano), il secondo si corre il 15 agosto (Palio della Madonna Assunta).

Il tempo di festa vero e proprio parte, per il primo palio, dal 29 di giugno, per il secondo dal 13 di agosto. Nel primo dei quattro giorni di festa (29 giugno o 13 agosto) si tiene la “tratta”, ossia l’estrazione a sorte e successivo abbinamento dei cavalli alle contrade in gara. Tale operazione avviene in Piazza del Campo, e vi partecipano il sindaco di Siena, i dieci capitani delle contrade che prendono parte alla corsa, i tre “Deputati della Festa”, oltre a un segretario e a due paggetti. Vengono predisposte due urne: nella prima vengono inserite dieci ghiandine contenenti proprio i numeri dall’1 al 10 (che corrispondono ai dieci cavalli partecipanti); nella seconda, quelle con i nomi delle dieci contrade. I due paggetti vengono incaricati di estrarre una ghiandina alla volta per ogni urna: è il sindaco a leggere ad alta voce i nomi estratti e l’abbinamento ai cavalli.

Una particolarità del Palio della Madonna di Provenzano di quest’anno, 2016, è che corrono la Contrada Nonna (ovvero quella che non vince il Palio da più tempo, la Lupa che non vince da 26 anni) e le altre tre contrade maggiormente in ritardo, ovvero, in ordine, Aquila, Nicchio e Chiocciola. Sono le uniche contrade che hanno uno “0” nella colonna “Palii vinti nel XXI secolo”.

Il contradaiolo di Bags Free fa parte del Nicchio (sesta nella classifica assoluta delle vittorie per contrada; al Nicchio sono riconosciute ufficialmente 42 vittorie dal Comune di Siena, l’ultima delle quali ottenuta il 16 agosto 1998 con il fantino Dario Colagè detto Il Bufera sul cavallo Re Artù; le vittorie che la Contrada si attribuisce sono invece 47, poiché considera valide quattro vittorie ottenute nel corso del Seicento ed una nell’Ottocento, considerate non ufficiali dal comune), perciò potete… immaginare per chi faremo il tifo!!!

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Anche perchè c’è un legame tra il Nicchio ed il tipo di servizio che svolgiamo. Nello stendardo del Nicchio è presente infatti la conchiglia che accompagna i pellegrini lungo la più conosciuta delle antiche vie, quella che porta a Santiago de Compostela. La Francigena in questo caso serviva ai pellegrini a dirigersi verso il Nord. 

L’ipotesi storica più interessante dice che i nicchiaioli vedessero frequentemente passare i pellegrini che venivano da sud per arrivare fino al Duomo e poi proseguire il loro viaggio per la Via Francigena (che passava dal cuore della città), dirigendosi verso Santiago de Compostela. Ora, per tradizione i pellegrini di Santiago de Compostela portavano con sé le conchiglie capesante, simbolo di San Giacomo. Ad accreditare quest’ipotesi c’è il fatto che una piccola capasanta si trova scolpita sulla Cappella di San Giacomo all’interno della Chiesa di Santo Spirito, nel territorio nicchiaiolo. Nella chiesa si trova anche un affresco dedicato al santo.

L’unico fatto sicuro rimane quello che il Nicchio si sia sempre presentato alle pubbliche feste con il simbolo di una conchiglia e lo ha mantenuto fino ad oggi.

Il simbolo della conchiglia è tradizionalmente legato alla rinascita, alla spiritualità oltre che al sesso femminile, da cui nasce la vita terrena.

Il primo colore della contrada fu il rosso, poi il blu, poi i due colori assieme.

L’attuale stemma della contrada è formato da una conchiglia coronata alla granducale circondata da due rametti di corallo, uniti da un pendaglio di tre nodi di savoia intervallati da due rose: una rossa ed una argentata. Il simbolo è posto su uno sfondo blu.

Nobile_Contrada_del_Nicchio-StemmaIl Palio viene regolarmente trasmesso dalla televsione di Stato. Per chi volesse seguirlo, riportiamo un elenco, ripreso da Wikipedia, dei termini più usati prima, durante e dopo la corsa:

Alfiere: lo sbandieratore di una Contrada;
Bandierino: il punto d’arrivo della carriera;
Barbaresco: il contradaiolo addetto alla cura del cavallo;
Barbero: il cavallo da corsa, ma anche le tradizionali biglie di legno colorate con le insegne delle Contrade, caratteristico gioco senese;

Bombolone: cavallo molto forte;
Brenna: cavallo considerato scarso;
Canapi: le grosse funi che delimitano la zona della mossa, ma anche il periodo di attesa della partenza della corsa, proverbialmente piuttosto lungo e carico di tensione (stare “fra i canapi”);
Capitano: il contradaiolo che, durante il periodo del Palio, è plenipotenziario della gestione della contrada;
Cappotto: quando una contrada riesce a vincere, nello stesso anno, entrambi i Palii (l’ultimo nel 1997 da parte della Giraffa);

Carriera: la corsa;
Carroccio: il carro tirato da buoi che durante il corteo storico trasporta il palio;
Cencio: il palio (il drappo che viene assegnato al vincitore);
Comparse: i rappresentanti in costume di una Contrada che partecipano al corteo storico;
Contrade soppresse: nel XVII secolo queste andarono lentamente estinguendosi per carenze organizzative, non partecipazioni alla vita pubblica e così via. Il loro territorio fu inglobato dalle Contrade confinanti e di loro rimane traccia negli stemmi di alcune Contrade attuali. Le ultime contrade soppresse furono: Gallo, Orso, Vipera, Quercia, Leone, Spadaforte.

Cuffia: il simbolo metaforico della Contrada nonna, quella cioè che ha la sua ultima vittoria più lontana nel tempo;
Drappellone: il palio (drappo che viene assegnato al vincitore);
Duce: figura rievocata nel corteo storico, rappresenta il comandante delle compagnie militari delle antiche contrade medievali. Nel Palio moderno è solo una figura rappresentativa, senza alcun potere;
Mangino: è il nome comunemente usato a Siena per la carica di Tenente della Contrada, il braccio destro del Capitano di Contrada, che, assieme a questo organizza i partiti per la Contrada durante il Palio; ogni contrada ha due Tenenti (Mangini)
Masgalano (l’etimologia della parola proviene dallo spagnolo: “mas galante”, cioè “più elegante”): oggetto scolpito (originariamente un piatto, in tempi più recenti prende via via varie forme e dimensioni) solitamente in metallo prezioso che viene assegnato alla Contrada che abbia effettuato la migliore figura nel corteo storico. In pratica consiste in un premio ai figuranti, in special modo gli alfieri ed il tamburino, più abili;

Montura: indica gli abiti, ispirati all’epoca rinascimentale, utilizzati dalle comparse (o monturati) delle diverse Contrade durante il corteo storico che precede la corsa;
Mossa: indica l’inizio della corsa vera e propria, ma anche il punto della piazza da dove la corsa parte;
Mossiere: il personaggio designato a regolamentare la partenza (mossa) della corsa;
Nerbata: l’utilizzo del nerbo contro un fantino avversario;
Nerbo: il tendine essiccato di bue utilizzato dai fantini quale frusta;

Nonna: la Contrada che non vince il palio da più tempo;
Palio: il termine può essere utilizzato per indicare la corsa dei cavalli, ma anche il drappo assegnato al vincitore della corsa;
Partiti: gli accordi, più o meno segreti, fra le diverse Contrade per la vittoria del Palio;
Passeggiata: il corteo storico;
Priore: in quasi tutte le Contrade, con questo titolo è designato il contradaiolo eletto a capo della Contrada per tutto l’anno (periodo del Palio escluso). Nel Bruco si chiama Rettore mentre nell’Oca è detto Governatore;

Rincorsa: la posizione di partenza del decimo cavallo, situato al di fuori dello spazio delimitato dai canapi. Poiché è proprio l’entrata del decimo cavallo nei canapi a determinare la partenza della corsa, questa posizione è considerata particolarmente favorevole per favorire (o sfavorire) un’altra Contrada, piuttosto che per la vittoria. Infatti la Contrada di rincorsa parte da una posizione arretrata e deve percorrere una parte del primo giro sul lato più esterno della pista, il che la mette potenzialmente in svantaggio rispetto alle nove che partono dai canapi;

Scosso: cavallo senza fantino;
Soprallasso: il cavallo, di scarso valore, che il fantino monta durante il corteo storico;
Spennacchiera: la coccarda coi colori della Contrada di appartenenza, applicata sulla fronte del cavallo;
Steccato: le barriere di legno che delimitano internamente la pista. La posizione di partenza “allo steccato” indica le posizioni più interne, considerate comunemente fra le più favorevoli per la vittoria della corsa;
Tratta: la scelta e l’assegnazione alle Contrade (per estrazione) dei cavalli per la corsa; ha luogo il 29 giugno per il Palio di Provenzano e il 13 agosto per quello dell’Assunta;
Verrocchio: palco situato appena sopra la zona della mossa, da dove il mossiere gestisce le operazioni relative alla partenza.

 

Sulla Francigena, il doppio dell’impegno, anzi, di più! #BagsFree #LightHoliday

I più affezionati tra i nostri  clienti, oltre ovviamente ai provider ed agli operatori del settore con cui lavoriamo, già lo sanno, ma approfittiamo di questo strumento per informare tutti del rinnovato ad accresciuto impegno di Bags Free per i viaggiatori ed i pellegrini che seguono il percorso tradizionale della Via Francigena.

Nel percorso che viene dal Passo del Gran San Bernardo, alle cinque tappe inizialmente servite dal nostro servizio di trasporto bagagli, da Viterbo a Roma (111,3 km), già dallo scorso anno abbiamo aggiunto le ultime tre tappe comprese nel territorio laziale (da Acquapendente a Viterbo, altri 60 km circa).

Ora il nostro raggio di azione comprende anche tutte le tappe toscane a partire dalla Lucca-Altopascio (la numero 27 nell’itinerario ufficiale), fino alla Radicofani-Acquapendente (la numero 36), permettendoci di coprire complessivamente con il nostro servizio la bellezza di 415,5 km di percorso e 18 tappe (10 in Toscana ed 8 nel Lazio).

Senza dimenticare la tappe da Rieti a Roma della cosiddetta Via di Francesco, assistite anche esse dai nostri operatori.

Veduta della Val d'Orcia

Veduta della Val d’Orcia

Siamo cresciuti, con voi ed al vostro servizio. Abbiamo due nuovi operatori che servono esclusivamente la Via Francigena e stiamo rinnovando, dopo i nostri locali, anche il parco mezzi circolanti con il nostro marchio.

San Miniato

San Miniato

Vi ringraziamo e vi aspettiamo ad Altopascio, a San Miniato, a San Gimignano, a Siena, in Val d’Orcia. Luoghi meravigliosi sul cammino del nostro servizio, che è un piacere scoprire ancora meglio assieme a voi!

San Gimignano

San Gimignano

Grazie da Bags Free, Light Holiday, felici di servirvi!

Natale e Anno Nuovo sulla Francigena!

La Via Francigena, lo sapete, è una delle nostre passioni, ed uno degli ambiti del nostro servizio ai viaggiatori ed ai pellegrini. Un augurio particolare per il Natale 2015 ed il Capodanno 2016 va anche ai nostri clienti ed amici che la percorrono durante ogni periodo dell’anno.

Per farlo, ci uniamo all’augurio dei nostri amici di Vie Francigene e della Rivista Via Francigena!

“Quando si va verso un obiettivo è molto importante prestare attenzione al cammino.
È il cammino che ci insegna sempre la maniera migliore di arrivare,
e ci arricchisce mentre lo percorriamo.” 

P. Coelho

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Sulla Francigena con Bags Free: Isola Farnese

(testo ripreso da http://api.culturalazio.it/terrediveio/XXMunicipio.isola-farnese.aspx)

Il borgo si trova arroccato su una rupe a ca. 1.5 km di distanza dal 18° km della via Cassia. Il nome medievale di Insula, deriva dalla presenza dei fossi del Piordo, delle valli della Storta e di S. Sebastiano che circondano l’abitato, appunto isolandolo dal territorio circostante.

Di origine medievale, sin dall’XI sec. è citato come castello di proprietà del monastero romano dei SS. Cosma e Damiano; nel XIII sec. Passò in mano alla potente famiglia baronale degli Orsini che lo tenne saldamente sino al 1616, quando fu venduto al cardinale Alessandro Farnese da cui deriva il nome moderno. Il borgo è noto per aver ospitato la sosta di alcuni imperatori che si recavano a Roma per l’Incoronazione tra i quali Ottone IV e Enrico VII. Già dai primi decenni del XV sec. Isola Farnese divenne Comune: alla comunità fu infatti richiesto da Papa Eugenio IV di inviare fanti armati a Bracciano, per combattere le schiere di Nicolò Fortebraccio, avversario della Chiesa.

La rocca medievale oggi non è più riconoscibile, poiché è stata incorporata nel seicentesco palazzo baronale, ma si possono scorgere alcune torri di guardia del recinto murario fortificato. Un piccolo borgo di case in stile seicentesco circonda il castello; al centro è una piazzetta denominata della Colonnetta in quanto conserva un frammento di colonna romana, sulla quale si affaccia la chiesa di S. Pancrazio eretta nel ‘400 e restaurata nel ‘600, che conserva affreschi del XV e XVI sec. ed alcune testimonianze archeologiche come i due capitelli che formano l’acquasantiera.

Vista di Isola Farnese (foto Patafisik)

Vista di Isola Farnese (foto Patafisik)

La Via Francigena sul nostro sito

Bags Free sulla Francigena – 1. Storia e Mappa

Un famosissimo proverbio dice che “tutte le strade portano a Roma”. Questo proverbio deriva dall’intensissima attività dei Romani volta a migliorare le vie di comunicazioni della Repubblica prima, dell’Impero poi. Tuttora, nel 2014!, le principali vie consolari (non a caso questo nome…) di accesso alla Città Eterna ricalcano i passi delle originali strade antiche. Si pensi all’Appia, alla Salaria, alla Flaminia, alla Cassia.

La Salaria permette di arrivare a Roma dalle saline dell’Adriatico (fondamentale avere l’accesso al sale per la conservazione dei cibi, in assenza del frigorifero!), passando per la zona del Reatino, la Cassia e la Flaminia consentono l’accesso a Roma da Nord, dalla Maremma Toscana e dal Viterbese.

Cassia e Flaminia sono le principali direttrici di accesso a Roma per i pellegrini che percorrono il famosissimo cammino della via Francigena.

Alberto Conte, sul sito ufficiale dedicato all’antichissimo itinerario, ne racconta magistralmente la storia:

Indicazione della Via Francigena

Indicazione della Via Francigena

Nell’Alto Medioevo, attorno al VII secolo, i Longobardi contendevano il territorio italiano ai Bizantini. L’esigenza strategica di collegare il Regno di Pavia e i ducati meridionali tramite una via sufficientemente sicura portò alla scelta di un itinerario sino ad allora considerato minore, che valicava l’Appennino in corrispondenza dell’attuale Passo della Cisa, e dopo la Valle del Magra si allontanava dalla costa in direzione di Lucca. Da qui, per non avvicinarsi troppo alle zone in mano bizantina, il percorso proseguiva per la Valle dell’Elsa per arrivare a Siena, e quindi attraverso le valli d ‘Arbia e d’Orcia, raggiungere la Val di Paglia e il territorio laziale, dove il tracciato si immetteva nell’antica Via Cassia che conduceva a Roma.Il percorso, che prese il nome di “Via di Monte Bardone”, dall’antico nome del Passo della Cisa, Mons Langobardorum, non era una vera e propria strada nel senso romano né tanto meno nel senso moderno del termine. Infatti, dopo la caduta dell’ impero, le antiche tratte consolari caddero in disuso, e tranne pochi fortunati casi finirono in rovina, “rupte”, tant’è che risale a quell’epoca l’uso della parola “rotta”per definire la direzione da prendere.

Duomo di Fidenza; pellegrini sulla Frnancigena

Duomo di Fidenza; pellegrini sulla Frnancigena

L’area di strada
I selciati romani lasciarono gradualmente il posto a fasci di sentieri, tracce, piste battute dal passaggio dei viandanti, che in genere si allargavano sul territorio per convergere in corrispondenza delle mansioni (centri abitati od ospitali dove si trovava alloggio per la notte), o presso alcuni passaggi obbligati come valichi o guadi. Più che di strade si trattava, quindi, di “aree di strada”, il cui percorso variava per cause naturali (straripamenti, frane), per modifiche dei confini dei territori attraversati e la conseguente richiesta di gabelle, per la presenza di briganti. Il fondo veniva lastricato solo in corrispondenza degli attraversamenti dei centri abitati, mentre nei tratti di collegamento prevaleva la terra battuta.
Appare, quindi, chiaro che la ricostruzione del “vero” tracciato della Via Francigena sarebbe oggi un’impresa impossibile, poiché questo non è mai esistito: ha invece senso ritrovare le principali mansioni e i principali luoghi toccati dai viandanti lungo la Via.

Nasce la Via Francigena
Quando la dominazione Longobarda lasciò il posto a quella dei Franchi, anche la Via di Monte Bardone cambiò il nome in Via Francigena, ovvero “strada originata dalla Francia”, nome quest’ultimo che oltre all’attuale territorio francese comprendeva la Valle del Reno e i Paesi Bassi.
In quel periodo crebbe anche il traffico lungo la Via che si affermò come il principale asse di collegamento tra nord e sud dell’Europa, lungo il quale transitavano mercanti, eserciti, pellegrini.


Il pellegrinaggio nel tempo

Tra la fine del primo millennio e l’inizio del secondo, la pratica del pellegrinaggio assunse un’importanza crescente.I luoghi santi della Cristianità erano Gerusalemme, Santiago de Compostella e Roma, e la Via Francigena rappresentò lo snodo centrale delle grandi vie della fede. Infatti, i pellegrini provenienti dal nord percorrevano la Via per dirigersi a Roma, ed eventualmente proseguire lungo la Via Appia verso i porti pugliesi, dove s’imbarcavano verso la Terrasanta. Viceversa i pellegrini italiani diretti a Santiago la percorrevano verso nord, per arrivare a Luni, dove s’imbarcavano verso i porti francesi, o per proseguire verso il Moncenisio e quindi immettersi sulla Via Tolosana, che conduceva verso la Spagna. Il pellegrinaggio divenne presto un fenomeno di massa, e ciò esaltò il ruolo della Via Francigena che divenne un canale di comunicazione determinante per la realizzazione dell’unità culturale che caratterizzò l’Europa nel Medioevo. 

Le fonti itinerarie
È soprattutto grazie ai diari di viaggio, e in particolare agli appunti di un illustre pellegrino, Sigerico, che possiamo ricostruire l’antico percorso della Francigena. Nel 990, dopo essere stato ordinato Arcivescovo di Canterbury da Papa Giovanni XV, l’Abate tornò a casa annotando su due pagine manoscritte le 80 mansioni in cui si fermò a pernottare. Il diario di Sigerico viene tuttora considerato la fonte itineraria più autorevole, tanto che spesso si parla di “Via Francigena secondo l’itinerario di Sigerico” per definire la versione più “filologica” del percorso.

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Crescita e decadenza della Via Francigena
L’uso crescente della Francigena come via di commercio portò a un eccezionale sviluppo di molti centri lungo il percorso. 
La Via divenne strategica per trasportare verso i mercati del nord Europa le merci provenienti dall’oriente (seta, spezie) e scambiarli, in genere nelle fiere della Champagne, con i panni di Fiandra e di Brabante. Nel XIII secolo i traffici commerciali crebbero a tal punto che si svilupparono numerosi tracciati alternativi alla Via Francigena che, quindi, perse la sua caratteristica di unicità e si frazionò in numerosi itinerari di collegamento tra il nord e Roma.
Tanto che il nome cambiò in Romea, non essendo più unica l’origine, ma la destinazione. Inoltre la crescente importanza di Firenze e dei centri della Valle dell’Arno spostò a Oriente i percorsi, fino a quando la direttrice Bologna-Firenze relegò il Passo della Cisa a una funzione puramente locale, decretando la fine dell’antico percorso.

(link diretto: http://www.viefrancigene.org/it/Itinerario/Storia/)

Cartina della Via Francigena

Cartina della Via Francigena

La cartina è ripresa dal sito internazionale della Francigena.