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Sulle tracce di Francesco e Benedetto #BagsFree #WalkingOnFrancigena #CamminodiSanBenedetto #ViadiSanFrancesco

Oggi è l’11 luglio, la data in cui molti cristiani nella loro preghiera e nel loro culto fanno memoria di Benedetto da Norcia, fondatore del monachesimo occidentale, redattore della Regola di osservanza più diffusa nella cristianità, patrono d’Europa.

Patrono d’Europa per la rapida diffusione in tutto il “vecchio” continente di monasteri che, ispirandosi alla Regola, coniugavano nella loro vita la preghiera con il lavoro (Ora et Labora), ospitavano i pellegrini e i viandanti, oltre che chi voleva condividere per un po’ la loro vita.

Lo stesso fanno oggi.

Il Cammino di San Benedetto è uno dei più diffusi itinerari per pellegrini, turisti e camminatori sportivi. La versione più percorsa consta di 16 tappe da Norcia, punto di partenza, a Montecassino, punto di arrivo.

Nella parte centrale percorre il reatino e si incontra con la Via di Francesco, che noi di Bags Free e di Walking On Francigena serviamo da un po’. Una tappa coincide totalmente, ed è quella che va da Poggio Bustone a Rieti.

Le guide la considerano facile, causa lo scarso dislivello (poca salita e tanta discesa), la facilità di reperire acqua e frescura, la non eccessiva lunghezza (sono poco più di 17 chilometri di percorso).

Poggio Bustone, il Sacro Speco

Come scritto nel titolo, in questa tappa si incontrano i due santi più famosi d’Italia, Francesco d’Assisi e Benedetto da Norcia. I luoghi francescani più importanti che si possono incontrare lungo il percorso sono il santuario di Fonte Colombo e, con una deviazione, quello di Greccio (dove Francesco concepì il primo presepio della storia). Ci troviamo nel pieno di quella che è stata definita la Valle Santa.

I luoghi ispirano davvero il pregare e lavorare, nel senso di faticare, di camminare di San Benedetto, ed il render lode a Dio di Francesco per la bellezza del verde, delle acque, del creato.

Fonte Colombo, Santuario

Buon cammino!

Link di approfondimento:

Francigena a Roma: lo Spedale della Provvidenza #BagsFree #WalkingOnFrancigena

Lo Spedale della Provvidenza, di San Giacomo e San Benedetto Labre, è tra i più conosciuti punti di accoglienza per i pellegrini nel centro di Roma, nel cuore di Trastevere. Si trova all’inizio di Viale Trastevere, dal lato di Ponte Garibaldi.

Dando le spalle all’Isola Tiberina, sulla sinistra si trova un bell’intrico di vicoli, ricco, come tutta Roma, di scorci e bellezze architettoniche. Lo Spedale si trova tra due gioielli di chiese: Santa Cecilia in Trastevere e San Benedetto in Piscinula.

Per chi scrive, però, lo confesso, il punto di riferimento in zona era il Biscottificio di Via della Luce. Mia mamma e mia zia mi ci portavano negli anni Settanta, ed era una vera delizia per gli occhi e per la gola. E’ tuttora in attività il Biscottificio Innocenti, e mi sento di consigliarlo a tutti i pellegrini che si dirigono allo Spedale. Premiatevi, per il cammino fatto, con una delle loro ciambelle all’anice o al vino rosso!

Lo Spedale è gestito dalle Suore Francescane conosciute nel quartiere come “d’Egitto”, per esteso le Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria (più semplice Francescane d’Egitto, no?).

E’ aperto tutto l’anno ed è “a donativo”, ossia ad offerta libera per la notte. Non prende prenotazioni ma occorre avvisare uno o due giorni prima di arrivare. Il pernottamento massimo è di due notti.

Con venti minuti a piedi da lì siete a San Pietro… fateci un pensierino!

Viaggi e Cammini… numero 4!

E’ in edicola il numero 4 della rivista trimestrale. Come sempre gli articoli sono sempre ben documentati e di ottimo livello. Vi segnalo in particolare, a gusto mio personale, quello sul Grande Anello dei Sibillini, gli itinerari tra le miniere sarde ed un interessantissimo pezzo sui fenomeni meteorologici che possiamo incontrare lungo il cammino! Anzi, i cammini! Se ne scoprono sempre di nuovi…

Cammino, cammini e camminatori #BagsFree #WalkingOnFrancigena

C’è cammino e cammino, si potrebbe dire. O meglio, c’è il Cammino e i cammini! Parlando con pellegrini, viaggiatori e turisti è un fatto assodato.

Il Cammino, quello con la C maiuscola, è quello che porta a Santiago di Compostela. Il più conosciuto, il più frequentato. Poi ci sono i cammini, gli altri cammini, le vie di pellegrinaggio. Ne fanno parte integrante la Via Francigena, la Via Romea, la Via di Francesco, il Cammino di Benedetto, ecc…

Sono in aumento, perchè si è scoperto che sono un modo di valorizzare zone del proprio paese che altrimenti rimarrebbero trascurate o poco conosciute. Il che, a nostro modo di vedere, è un bene.

In antichità, i grandi cammini erano tre, e chi li percorreva era denominato con nomi differenti. I “pellegrini” (peregrini) o “iacobei” erano quelli diretti alla tomba dell’apostolo Giacomo, i “romei” erano coloro che si recavano alle tombe di Pietro e Paolo, quindi a Roma, infine i “palmieri” quelli che da Roma si dirigevano alla Terra Santa, a Gerusalemme.

In conclusione, come il Cammino per eccellenza era ed è Santiago, il pellegrino per eccellenza è quello che vi si reca, per tante strade diverse (Cammino Francese, Inglese, Portoghese, Catalano, ecc…).

La freccia gialla, caratteristica indicazione sul Cammino di Santiago
Il Cammino Francese, dai Pirenei a Santiago, la direttrice principale dei pellegrini “Iacobei”

Passiamo dal Cammino e dai “cammini” ai camminatori. Molte sono le motivazioni, le ragioni per le quali ognuno di noi può decidere di mettersi per strada, di avere una meta. Differenti ragioni, differenti tempistiche, differenti passi, differenti bisogni. Sconsiglio sempre di mettere in discussione quelle altrui (“lo fa per moda”, “non lo fa per fede”, “è solo un superstizioso”, “è un temerario” e quant’altro). Meglio, infinitamente meglio, riflettere sulle proprie di motivazioni, e verificare se si è preparati per la strada, per il cammino, per la “route”, per dirla alla scout.

Perchè al di là di tutto, che tu sia un pellegrino, un esploratore, un giramondo, un turista, un avventuriero o quello che vuoi tu, devi essere preparato per affrontare un cammino che, nella maggior parte dei casi, Francigena o Santiago che sia, dura dai 7 ai 15 giorni; ma per qualcuno anche 20 o un mese intero.

Devi essere preparato non solo mentalmente e, se lo fai per fede, spiritualmente, ma anche dal punto di vista fisico e tecnico. E nessuna di queste dimensioni può essere trascurata o affrontata alla leggera. Perchè quando cammini, fatevelo dire da uno che ha camminato tanto, anche con zaini da 60 o 70 litri, da solo o in compagnia, non sai mai dove potrebbe nascerti una difficoltà di percorso.

Potrebbe capitarti di essere allenatissimo, fisicamente al top, ma di trovare un tratto ghiacciato e non avere nulla di adatto, essere in un luogo dove invece dei soliti 20, 25 gradi ce ne sono 40, e rischiare una insolazione, od anche trovarti senza ragioni per proseguire, perchè ti arrivano notizie brutte inaspettate, o perchè la persona con cui avevi pianificato il cammino ti molla lungo il percorso… O banalmente usare calze inadatte, o scarponi non testati che rendono gli uomini e le donne “duri”, incapaci di fare anche solo un altro passo.

Intendiamoci. La preparazione, ogni tipo di preparazione, è importante ma non è tutto. Ci sono e ci saranno sempre gli imprevisti, gli incontri inaspettati, le rivelazioni inattese. Forse sono l’aspetto più bello del cammino.

Ma la preparazione di base serve. Sei anni fa, Giancarlo Cotta Ramusino, con cui ho in comune l’essere uno scout, un viaggiatore a piedi, ed un informatico di professione, che ho conosciuto troppo tempo fa tramite i manuali tecnici sui campi fissi e mobili (roba scout, lasciate perdere…) ha scritto un testo a mio parere ancora insuperato sul tema. Si intitola per l’appunto “Camminatori. Guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini, turisti, avventurieri”, editrice “Terre di Mezzo” (vedi http://libri.terre.it).

E’ un ottimo testo, affronta in modo semplice tutti gli aspetti del prepararsi a fare un cammino. Leggetevelo e vedrete che vi capiterà senz’altro di dire almeno due o tre volte “Ha ragione!” o “A questo non avevo pensato!”.

Leggetevelo ma poi… uscite ed iniziate a camminare!

Buona strada da Luca e dal team di “Walking On Francigena”!

Viaggi e cammini, con Francesco #WalkingOnFrancigena #BagsFree

Walking On Francigena è il servizio della Bon Bags, titolare del marchio Bags Free, che vi assiste nella preparazione del vostro cammino sulla Via Francigena e sulla via di Francesco (occasionalmente anche su altre tratte, basta chiedere…).

Ci fa piacere segnalarvi un articolo uscito nell’ultimo numero della rivista “Viaggi e Cammini” (sul numero 3, attualmente in edicola) che tratta di una variante della Via di Francesco, il percorso che collega quattro santuari francescani nella Valle Santa Reatina.

Luca, che scrive questo post, l’ha personalmente percorso due volte e ve lo raccomando per la ricchezza e la bellezza dei paesaggi, e per la spiritualità di cui quei luoghi, quei boschi, quei ricoveri sono pieni. Credenti o no, si torna rigenerati da un itinerario di quel tipo.

Si parte solitamente da Rieti e si incontra per primo il Santuario di Fonte Colombo, dove Francesco d’Assisi dettò la versione definitiva della sua Regola per i frati. Poi si arriva al secondo Santuario, a Greccio, forse il più famoso per via del Presepe.

La seconda tappa dell’itinerario, come proposto dalla rivista, conduce da Greccio a Poggio Bustone, dove si trova il terzo Santuario. Un Santuario “doppio”: in quello inferiore di trova il bellissimo Romitorio, in quello superiore la Grotta delle Rivelazioni.

L’ultima, la terza tappa, riparte da Poggio Bustone e riconduce il pellegrino a Rieti, passando per Cantalice, la patria di San Felice, e salendo per la via dell’Acquamartina che porta al Santuario della Foresta ed alla Madonna dell’Uva.

Tre tappe per complessivi 63 chilometri, ricchissimo di possibili varianti (le sorgenti di Santa Susanna a Rivodutri, il Faggio di San Francesco, Ripasottile, il Terminillo…), da fare in tre o quattro giorni.

Santuario di Fonte Colombo
Rivodutri, Faggio di San Francesco

Per i dettagli sul cammino acquistate in edicola la rivista (numero 3 di febbraio-aprile 2019, editrice Prisma) o consultate una delle numerose guide sulla Via di Francesco e sulle sue Varianti che trovate in libreria.

Ricordatevi che Rieti e Poggio Bustone rientrano tra i posti dove Bags Free ordinariamente presta il suo servizio di trasporto bagagli, quindi se decidete di provare a fare questo cammino nei luoghi francescani, scriveteci pure a info@walkingonfrancigena.com.

Buon cammino!

Del bastone del pellegrino. Del trekking e del nordic walking #WalkingOnFrancigena #BagsFree

Il bastone è da sempre uno degli attributi che contraddistingue il pellegrino. A partire dalla simbologia che lo raffigura lungo il cammino.

Photo Hurde, stampa del Cinquecento con raffigurato un pellegrino sul cammino per Compostela

Intendendo per cammino non solo la via Francigena ma anche il cammino di Compostela o qualsiasi altro genere di cammino.

Carving, South Stoke Church

Il motivo per cui il pellegrino si dota di bastone è facile da capire. Principalmente per aiutarsi nel camminare, specie nei tratti più impervi, in salita o in discesa.

Il bastone del pellegrino è anche detto “bordone” ed è una figura araldica (legata ad esempio agli stemmi di tante città o alle raffigurazione di santi, come San Francesco di Paola). In araldica spesso termina con un elemento a forma di palla o con una borraccia.

San Francesco di Paola, sempre raffigurato con il suo bastone da pellegrino

Nella lingua italiana abbiamo diverse espressioni che rimandano a questo elemento. Diciamo per esempio che “teniamo bordone” a qualcuno quando lo assecondiamo nei suoi ragionamenti (ovvero ne facciamo un nostro compagno di cammino “mentale”). Oppure diciamo che “piantiamo bordone“, quando ci fermiamo, o che “camminiamo a tutto bordone” quando affrettiamo il passo.

Il bastone del pellegrino moderno oggi è normalmente un bastone da trekking, per chi lo adopera solo per rinforzare a rendere più sicuro il proprio passo, ovvero ne compie l’uso tradizionale per l’appoggio.

Bastoncini da trekking con dragona semplice – Foto ripresa dal sito trekking.it

In passato erano esclusivamente di legno, ora vengono anche realizzati in allumino e in fibra di carbonio.

I camminatori e pellegrini più sportivi invece preferiscono usare i bastoncini per il nordic walking o camminata nordica. La differenza fondamentale con i supporti per il trekking è che questi ultimi aiutano anche a fare attività fisica. Non servono quindi solo per l’appoggio ma principalmente ti aiutano ad avanzare facendo lavorare anche la parte alta del corpo.

Bastoncino da Nordic Walking dotato di dragona con guardamano – Foto ripresa dal sito nordicwlakers.it

Come le sciabole degli ufficiali dell’esercito, i bastoncini moderni sono forniti della cosiddetta dragona ovvero di un “laccio” che ci aiuta a non perdere “‘l’arma”, ossia il bastoncino. Anche questa ci aiuta a distinguere solitamente i tipi di bastoncino. Quelli da trekking hanno una dragona semplice, che cinge il polso per non farti lasciare la presa, mentre quelli per il nordic walking hanno una dragona con guardamano, ovvero con un passante per il pollice (perchè nella pratica del nordic la mano si apre e si chiude regolarmente durante la propulsione).

Il bastone, di qualsiasi tipo sia, va usato con la massima attenzione. Nel caso del nordic walking occorre tener conto che questa è una attività sportiva vera e propria. Che non in tutti i tratti di cammino è possibile. Se la pendenza è troppo elevata ad esempio. E che occorre seguire delle semplici ma precise regole di alternanza di movimenti.

Se vi interessa, uno dei “nostri”, Lucio Maselli, è un eccellente (e certificato) istruttore. Potete chiedere consigli scrivendo a info@walkingonfrancigena.com indirizzando alla sua attenzione. Sarà ben felice di rispondere alle vostre domande. Anche sul trekking o sulla preparazione fisica in genere.

Buon Cammino!

Sigerico, chi era costui? #BagsFree #WalkingOnFrancigena

Il pellegrino o il turista che percorrono la Via Francigena, sentiranno spesso parlare di un personaggio chiamato Sigerico. Troveranno Ostelli o Accoglienze a lui dedicate, vedranno lapidi o iscrizioni dove si parla di lui. 

Chi era Sigerico? Era un monaco britannico, presso l’abbazia di Glastonbury, un luogo legato a molte storie del periodo medievale. Si dice Glastonbury fosse stata fondata da Giuseppe di Arimatea (l’uomo che cedette il suo sepolcro per la sepoltura del Cristo) e che corrisponda alla leggendaria Avalon, dove il re Artù e la regina Ginevra furono sepolti. 

Fu comunque sicuramente un centro di spiritualità cristiana fin dal VII secolo dopo Cristo e l’abbazia dove era monaco Sigerico ebbe poi il massimo splendore più tardi quando, dopo un incendio (1184), venne ricostruita dai monaci benedettini. Oggi rimangono solo le sue suggestive rovine.

Le rovine dell’abbazia di Glastonbury in una foto di inizio ‘900

Nel 980 il monaco Sigerico venne nominato Abate a Sant’Agostino di Canterbury e successivamente venne nominato Arcivescovo dello stesso luogo, nel 990. 

Canterbury, Abbazia di Sant’Agostino

Il Pontefice dell’epoca, Papa Giovanni XV, chiese a vescovi e arcivescovi di Italia, Francia, Germania ed Inghilterra di recarsi in Vaticano per ricevere la loro insegna, il pallio, quindi anche Sigerico si trovò nella necessità di affrontare il viaggio da Canterbury a Roma e ritorno.  Non uno scherzo per l’epoca. 

Partì per una delle tante Vie Romee. Conoscete sicuramente il detto “Tutte le strade portano a Roma“. Ne esistevano tante di vie per arrivare a Roma, ed ognuna aveva infinite varianti. In sintesi, Vie romee o romipete erano chiamate nel Medioevo tutte quelle strade percorse a piedi dai pellegrini che avevano come meta la Sede Apostolica.

Quella che oggi conosciamo come Via Francigena, che va da Canterbury a Roma era in precedenza detta anche Itinerario di Sigerico, perchè il monaco, poi Abate, poi Arcivescovo ci lasciò la memoria scritta del suo percorso di ritorno (da Roma a Canterbury quindi), che egli percorse in 80 tappe (submansiones. in latino) 

1600 chilometri percorsi in 79 giorni fanno una media di poco più di 20 chilometri al giorno, la stessa di chi ancora oggi percorre l’itinerario dell’Arcivescovo inglese di cui parliamo in questo post. 

Particolare dell’antico manoscritto, conservato alla British Library

La traduzione italiana del manoscritto suona così (per un errore dell’antico copista manca l’indicazione della settantanovesima tappa):

Arrivo del nostro arcivescovo Sigerico a Roma: per prima cosa al sepolcro del beato Pietro apostolo: poi a Santa Maria ospizio degli Inglesi: a San Lorenzo in Graticola: a San Valentino in ponte Mollo: a Santa Agnese: a San Lorenzo fuori le mura: a San Sebastiano: a Sant’Anastasio: a San Paolo: a San Bonifacio: a Santa Sabina: a Santa Maria dei Greci: a Santa Cecilia: a San Crisogono: a Santa Maria di Trastevere: a San Pancrazio. Poi sono tornati a casa. La mattina dopo a Santa Maria Rotonda: ai Santi Apostoli: a San Giovanni in Laterano. Poi pranzammo con papa Giovanni: poi a Gerusalemme: a Santa Maria Maggiore: a San Pietro in Vincoli: a San Lorenzo dove il corpo di lui fu bruciato.
Queste sono le tappe da Roma fino al mare. 1 Città di Roma – 2 San Giovanni in Nono – 3 Baccano – 4 Sutri – 5 Forcassi – 6 San Valentino – 7 San Flaviano – 8 Santa Cristina – 9 Acquapendente – 10 San Pietro e Paolo – 11 Abricola – 12 San Quirico – 13 Torrenieri – 14 Arbia – 15 Siena – 16 Borgonuovo – 17 Elsa – 18 San Martino in Fossa – 19 San Gimignano – 20 Santa Maria a Chianni – 21 San Pietro, Corazzano – 22 San Dionisio – 23 Arneblanca – 24 Acquanera – 25 Porcari – 26 Lucca – 27 Camaiore – 28 Luni – 29 Santo Stefano – 30 Aulla – 31 Pontremoli – 32 San Benedetto – 33 San Moderanno – 34 Filemangenur – 35 Mezzana – 36 San Donnino – 37 Florico – 38 Piacenza – 39 Sant’Andrea – 40 Santa Cristina – 41 Pamphica – 42 Tromello – 43 Vercelli – 44 Santhià – 45 Ivrea – 46 Poley – 47 Aosta – 48 St. Rhémy – 49 Bourg-St. Pierre – 50 Orsières – 51 St. Maurice – 52 Versvey – 53 Vevey – 54 Losanna – 55 Orbe – 56 Antifern – 57 Puntarlier – 58 Nos – 59 Besançon – 60 Coussey – 61 Seveux – 62 Grenant – 63 Oisma – 64 Blessonville – 65 Bar – 66 Brienne – 67 Donnemant – 68 Fontaine – 69 Châlons – 70 Reims – 71 Corbeny – 72 Laon – 73 Saint Martin – 74 Duin – 75 Arras – 76 Bruay – 77 Thérouanne – 78 Gisne – 79 – 80 Sumeran.

Abbadia a Isola, Abbazia dei Santi Salvatore e Cirino, costruita dalla contessa Ava del Lambadi dopo il passaggio di Sigerico, che alloggiò nel Castello di Borgonuovo (XVI tappa).  “A Isola” perchè si ergeva come fosse un’isola in una zona paludosa.

Le tappe lungo le quali noi di Bags Free e Walking On Francigena assistiamo turisti e pellegrini, da Lucca a Roma, corrispondono alle prime 26 dell’itinerario sigericiano:

I – Urbs Roma (oggi la città di Roma e il Borgo Leonino)
II – Johannis VIIII (oggi la località chiamata “La Storta” lungo la via Cassia)
III – Bacane (oggi la Valle di Baccano, nella zona di Campagnano di Roma)
IV – Suteria (oggi Sutri)
V – Furcari (oggi Forocassio, frazione di Vetralla)
VI – Sce Valentine (oggi “Borgo San Valentino”, presso Viterbo)
VII – Sce Flaviane (oggi Montefiascone)
VIII – Sca Cristina (oggi Bolsena)
IX – Aqua Pendente (oggi Acquapendente)
X – Sce Petir in Pail (oggi Podere Voltole, presso Abbadia San Salvatore)
XI – Abricula (oggi la località “Briccola”, o “Le Briccole”, presso Castiglione d’Orcia)
XII – Sce Quiric (oggi San Quirico d’Orcia)
XIII – Turreiner (oggi Torrenieri, presso Montalcino)
XIV – Arbia (oggi Ponte d’Arbia, nel comune di Monteroni d’Arbia)
XV – Seocine (oggi Siena)
XVI – Burgenove (oggi Abbadia a Isola, nel comune di Monteriggioni)
XVII – Aelse (Pieve d’Elsa, oggi non più esistente, presso il comune di Colle Val d’Elsa)
XVIII – Sce Martin in Fosse (oggi Molino d’Aiano, presso Colle Val d’Elsa)
XIX – Sce Gemiane (oggi San Gimignano)
XX – Sce Maria Glan (oggi Pieve di Santa Maria Assunta a Chianni, presso Gambassi Terme)
XXI – Sce Peter Currant (oggi Pieve dei Santi Pietro e Paolo a Coiano, fraz. di Castelfiorentino)
XXII – Sce Dionisii (oggi San Genesio, preso il comune di San Miniato)
XXIII – Arne Blanca (oggi Fucecchio)
XXIV – Aqua Nigra (oggi Ponte a Cappiano, nel comune di Fucecchio)
XXV – Forcri (oggi Porcari)
XXVI – Luca (oggi Lucca)



La Pieve romanica di Santa Maria Assunta a Chianni (Gambassi Terme) rappresentò per l’arcivescovo inglese, la XX tappa (Mansio) del suo itinerario di ritorno da Roma verso l’Inghilterra e la località fu da lui definita S[an]c[t]e Maria Glan.

Il lago che Sigerico chiama Bacane; era uno degli otto laghi laziali presso i Monti Sabatini. Oggi ne rimangono tre (Bracciano, Martignano e Monterosi). Scaricava le sue acque nel Tevere all’altezza dell’attuale quartiere romano di Prima Porta attraverso un canale. Venne bonificato nel 1715 dal principe Augusto Chigi.
Johannis VIIII, oggi  “La Storta”. Dai tempi dell’antica Roma in questo luogo vi era una stazione di posta, dove si cambiavano i cavalli e ci si rifocillava. Ci si fermò anche Sigerico. Il nome Johannis VIIII (Giovanni Nono) era legato ad un antico luogo di culto. “La Storta” ha due possibili etimologie. Una legata al fatto che qui la Cassia si divideva in due rami (“storce, si torce”), l’altra derivata dal brigantaggio a lungo praticato in questa zona (“storta” nel senso di ” brutta, pericolosa, da evitare”).  

Walking On Francigena, il sito

Da tanti anni, come sapete, ci occupiamo della Via Francigena. I nostri operatori portano i vostri bagagli a destinazione mentre voi vi godete il cammino, viaggiando leggeri, come nel primo slogan di Bags Free.

Molti lo ricordano sicuramente, anche se ora lo usiamo meno nella nostra comunicazione. Suonava così: Bags Free, Light Holiday. Vale per tutti i nostri clienti ovviamente. Quelli che girano per le città di Roma o di Barcellona, alleggeriti per tutta la giornata dal peso di valigie, borse e zaini, ma a maggior ragione per chi percorre la Via Francigena o la Via di Francesco, Permettiamo loro di farlo con solo uno zainetto leggero, il bordone o i bastoncini da trekking o da nordic walking, la macchina fotografica e pochissimo altro. 

Il sito Walking On Francigena lo trovate qui!

Raccoglie tutti i nostri servizi, quelli offerti finora e quelli che iniziamo ad offrire per la nuova stagione! Vi invitiamo a scoprirli! Ed a contattarci, compilando il form, per metterci alla prova!

Buon cammino a tutti!

Luca del team di Walking On Francigena

Se cammino, vivo. Il libro di un amico speciale #BagsFree #WalkingOnFrancigena

Ho conosciuto Andrea Spinelli, l’amico speciale del titolo, l’autore del libro, camminando con lui, andando “Su è giù per la Variante Cimina della Via Francigena”, nella particolare occasione di una iniziativa per la sensibilizzazione e la raccolta fondi per la ricerca sul tumore al seno, con la Komen.

Non lo conoscevo prima ma ho percepito, parlandoci, che aveva una forza particolare dentro… poi ho capito perchè, ed ora seguo i suoi passi anche a distanza, ascoltando i video che mette on line, in rete, dopo ogni passeggiata o quasi.

Camminare fa bene, camminare anche da soli, come spesso piace fare anche a me, apre lo spirito, ti fa riflettere sulle grandi cose, ti fa percepire la piccolezza di tante altre che nella vita comune, di tutti i giorni, correndo appresso a questo o a quello, ci sembrano chissà che…

Per me, credente, camminare ti ricorda che sei un uomo che cerca la verità su se stesso, che cerca Dio, che si rende conto delle sue mancanze, ma anche delle risorse infinite che ha dentro.

Leggere il libro di Andrea ti fa percepire bene tutto questo, vi invito a farlo. Lo trovate su Amazon, da Mondadori, nelle migliori librerie.

Buon cammino e buona lettura!