Archivio mensile:febbraio 2016

Don Camillo e la valigia di Peppone

Oggi, 26 febbraio, ci piace ricordare, nell’anniversario della sua morte terrena un compagno, un amico di tanti divertimenti e di tante riflessioni, l’attore Fernandel, nome d’arte del francese Fernand Joseph Désiré Contandin, interprete di numerosissimi film ma conosciuto meglio da tutti, qui in Italia, come Don Camillo.

E visto che noi di Bags Free ci occupiamo, come sapete, di trasporti e valigie, lo ricordiamo con una scena che ne riguarda una in particolare. La cui morale potrebbe essere:  a cos’altro servono gli amici… se non a portare la tua valigia? E soprattutto a farti capire dove vale veramente la pena portarla, portare avanti la tua vita!

15 febbraio tra i Quattro Venti ed il Vascello #BagsFree #LightHoliday

Non sono molti i romani a cui dice qualcosa la data del 15 febbraio. Che pure è importante per la storia della nostra città.

Il 15 febbraio 1849 infatti è la data ufficiale di fondazione della “Seconda Repubblica Romana” (la prima fu in epoca napoleonica), uno stato repubblicano che estromise per un breve tempo il Papa, allora reggente lo Stato Pontificio. Comandanti di detta Repubblica furono Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini ed Aurelio Saffi.

Ne scrive così Wikipedia:

La piccola Repubblica, nata nel febbraio 1849 a seguito dei grandi moti del 1848, che coinvolsero tutta Europa, ebbe come questi ultimi vita breve (5 mesi, dal 9 febbraio al 4 luglio) a causa dell’intervento militare della Francia di Luigi Napoleone Bonaparte, il futuro Napoleone III, che per convenienza politica ristabilì l’ordinamento pontificio, in deroga ad un articolo della costituzione francese. Tuttavia quella della repubblica romana fu un’esperienza significativa nella storia dell’unificazione italiana (che rappresentava l’obiettivo della Repubblica), vide l’incontro e il confronto di molte figure di primo piano del Risorgimento accorse da tutta la Penisola, fra cui Giuseppe Garibaldi e Goffredo Mameli. In quei pochi mesi Roma passò dalla condizione di Stato tra i più arretrati d’Europa a banco di prova di nuove idee democratiche, ispirate principalmente al mazzinianesimo, fondando la sua vita politica e civile su principi (quali, in primis, il suffragio universale maschile; il suffragio femminile in realtà non era vietato dalla Costituzione, ma le donne ne restarono escluse per consuetudine; l’abolizione della pena di morte e la libertà di culto), che sarebbero diventate realtà in Europa solo un secolo dopo.

Altre informazioni ed il racconto delle battaglie tra Garibaldi ed i francesi le trovate qui.

Alcuni luoghi da visitare per ricordare la Repubblica? Senz’altro il Gianicolo, Villa Pamphili, Porta San Pancrazio, il Vascello, lArco dei Quattro Venti, tutti nella zona di Monteverde Vecchio.

Dal nostro deposito di Via del Castro Pretorio 32 il modo più semplice per arrivarci è prendere Via dei Mille a piedi per 350 metri e, arrivati a Piazza Indipendenza, il bus numero 75 fino alla fermata Carini/Bonnet. Poi entrate al Gianicolo o a Villa Pamphili e buon divertimento.

Monumento ai Caduti a Villa Pamphili

Arco dei Quattro Venti, ingloba ciò che è rimasto dell’originario Casino

Il Vascello

Il Vascello

Monumento ai caduti al Gianicolo

Monumento ai caduti al Gianicolo

Il Casino dei Quattro Venti ed il Vascello in una stampa d'epoca

Il Casino dei Quattro Venti ed il Vascello in una stampa d’epoca

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#BagsFree e il Giorno del Ricordo: il monumento ai martiri delle foibe a Roma Eur

Domani, 10 febbraio, si celebra in tutta Italia il Giorno del Ricordo, in cui si fa memoria dei martiri delle foibe, uccisi dai partigiani di Tito, in quella che poi, da Italia, divenne Jugoslavia ed oggi è in minima parte Slovenia, per la gran parte Croazia.

Scrive un articolo che ricorda quei fatti: “I comunisti di Tito misero in atto arresti, esecuzioni, deportazioni nei campi di concentramento balcanici, portando alla morte brutale di migliaia di civili e all’esodo di altrettante persone, persino a guerra finita. Nelle foibe, una parola dialettale che deriva dal latino fovea (fossa) e che indica cavità profonde anche decine di metri, tipiche dei terreni carsici, sparirono migliaia di persone. (…) Non solo contro gli italiani: i titini si accanirono anche su tedeschi, ungheresi e indigeni – A finire nel mirino dei titini, anche i tedeschi del Banato. Le vittime tedesche furono altrettanto se non più numerose di quelle italiane: 200mila gli esuli o i deportati nel 1944. Tra loro, 69mila furono trucidati. Erano accusati di aver collaborato con i nazisti durante l’occupazione, tra le fila di Wehrmacht e SS. Stessa sorte per alcune minoranze ungheresi. Ma l’epurazione più tremenda l’hanno vissuta gli indigeni, soprattutto i borghesi ostili al nuovo regime.

Il 10 febbraio è il giorno in cui i profughi giuliano dalmati, numerosissimi, fanno memoria di quanto furono costretti a lasciare la loro terra. Molti finirono anche nella nostra città, a Roma, dove un intero quartiere, tra la Laurentina e l’Eur, porta il loro nome.

E’ proprio lì che è stato eretto un monumento che ricorda i martiri di quegli eventi. Per andare a visitarlo, partendo dal nostro deposito di Roma Eur, basta prendere la metropolitana, linea B, fino al capolinea di Eur Laurentina e poi fare una cinquantina di metri a piedi in direzione di via Laurentina.

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